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    February 20

    10 FEBBRAIO: IO NON SCORDO

    CORTEO A VERBANIA PER RICORDARE LA BARBARIE TITINA

     

     

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    Anche Verbania ha scelto di ricordare i martiri delle Foibe. Martedì 10 febbraio, giornata del ricordo delle vittime di quella immane tragedia, le sezioni locali di Casa Pound Italia e di Azione Giovani hanno organizzato una fiaccolata che, partita alle 18 da piazza san Vittore, si è snodata lungo i vicoli della città ed ha raccolto anche una discreta partecipazione dei cittadini verbanesi. Dopo aver percorso alcune centinaia di metri sino al lungolago, dietro ad uno striscione recante la scritta “Io non scordo”, il corteo si è arrestato in prossimità del monumento ai marinai caduti del Verbano dove, dopo la lettura di un breve comunicato congiunto di CPI e di AG (“Le foibe furono la vergogna del XX secolo”) è stata deposta una corona ed effettuato un minuto di silenzio. Alla manifestazione non erano presenti bandiere di partito o di associazioni, che senza dubbio sarebbero sembrate fuori luogo in una simile circostanza: le uniche bandiere a sventolare sono state i tricolori, in ricordo di quei nostri fratelli italiani, vittime dell’immonda barbarie titina. Era moralmente doveroso fare qualcosa per il loro ricordo, per testimoniare una tragedia troppo a lungo negata, un orrore per troppi anni nascosto. Inoltre era la prima volta che in città si è scelto di ricordare in questo modo le migliaia di persone che tra il 1943 e il 1947 vennero torturate, trucidate e poi gettate nelle foibe (ovvero nelle fosse carsiche dell’Istria e della Venezia-Giulia) dai partigiani comunisti slavi occupanti quelle terre italiane e comandati dal maresciallo Josip Broz detto Tito, futuro presidente jugoslavo. Migliaia di persone vennero uccise per l’unica colpa di essere italiane: si trattò dunque di una vasta operazione di pulizia etnica. Un olocausto però “politicamente scorretto”, evidentemente, dato che è stato a lungo minimizzato o nascosto nel dopoguerra dalle varie mafie di potere e da una storiografia a queste troppo spesso asservita. Un’omertà cui contribuì anche la versione alterata che diedero dei fatti i comunisti nostrani, complici di quell’orrore ed intenti a cancellare dalla storia i crimini del macellaio Tito e dei suoi sgherri, o quanto meno a giustificarne le azioni in quanto “rivalsa contro fascisti per i crimini da loro perpetrati”, quando in realtà si trattò di un autentico genocidio di italiani, attuato su basi etniche e al di fuori di reali motivazioni politiche. Un’amnesia, quella della mattanza in Istria e Venezia Giulia, che colpì anche il popolare presidente della Repubblica, ex capo partigiano, Sandro Pertini, considerato poi come il “presidente degli italiani”: come se il gesto di saltare al Bernabeu per la vittoria ai mondiali di calcio potesse bastare a cancellare il fatto che lo stesso Pertini due anni prima si fosse recato a Belgrado a baciare la bara del boia slavo. Di fatto solo nel 2004, sessant’anni dopo i tragici fatti, si è giunti a riconoscere l’infamia titina, istituendo in data 10 febbraio (data del trattato di Parigi, che assegnò questi territori italiani alla Jugoslavia) il giorno del ricordo delle vittime delle Foibe. Sessant’anni di oblio e di vergogna per chi contribuì a celare quei fatti. Eppure ancora oggi, quando ormai la verità è venuta a galla, in molti non mancano di tenere un atteggiamento ambiguo o perfino offensivo nei confronti della memoria di quegli oltre 25 mila italiani infoibati e dei 350 mila esuli, mancando loro di rispetto in diversi modi: vi è chi cerca in qualche modo di comprendere se non di giustificare il massacro richiamandosi alle “responsabilità del fascismo” (parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ex-PCI); vi è il preside di Gaeta che sospende lo studente reo di aver distribuito volantini facenti riferimento a quei drammatici avvenimenti, troppo a lungo volutamente dimenticati, anche dalla scuola (dove sui testi di storia spesso e volentieri la questione Foibe non è nemmeno toccata); vi sono i collettivi che, senza pudore, a Roma rendono omaggio ai carnefici slavi; oppure vi è anche chi, durante il nostro corteo organizzato a Verbania, dopo che era stata negata l’autorizzazione a deporre la corona ai piedi della statua in memoria dei caduti per la Patria, pensa bene di spegnere totalmente le luci che solitamente illuminano l’altro monumento, quello ai marinai caduti, (monumento presso il quale il corteo si sarebbe poi arrestato al termine della manifestazione con la deposizione, appunto, della corona), lasciando tutti quanti al buio, o meglio alla luce delle nostre fiaccole. Un gesto che nelle sue intenzioni non aveva evidentemente nulla di nobile, ma che in realtà ha finito col rendere più suggestiva un’atmosfera che già di per sé era molto toccante. Un gesto che ha solamente manifestato la meschinità di certe persone, ma che non ha minimamente scalfito la buona riuscita dell’iniziativa.

     
    January 11

    FABRIZIO DE ANDRE' (11 gennaio 1999 - 11 gennaio 2009)

     
     
     

    "Il mio Pinocchio fragile parente artigianale
    di ordigni costruiti su scala industriale
    di me non farà mai un cavaliere del lavoro
    io son d'un'altra razza son bombarolo!"


     
    January 09

    ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI ACCA LARENTIA

     
    Mercoledi 7 gennaio, alle ore 18, in P.zza Ranzoni a Verbania Intra, in occasione del triste anniversario della strage di Acca Larentia, la nostra comunità di Casa Pound VCO ha tenuto una fiaccolata-presidio per commemorare tutti i Camerati caduti nei cosiddetti "anni di piombo". Una manifestazione che ha visto anche l'adesione di esponenti di altre formazioni politiche. Il tutto senza fastidiose sigle di partito perché quello che era importante era ricordare quelle giovani vite spezzate dall'antifascismo. Una commemorazione toccante che però "non vuole essere un attacco nei confronti di nessuno, nè vuole rispolverare antichi conflitti ideologici", queste le parole di Giovanni Ceniti, responsabile provinciale di CasaPound Italia, "si tratta di un attimo di raccoglimento per non dimenticare quel  periodo buio della storia italiana in cui  giovani vite vennero violentemente sacrificate e per evitare si possa ricostituire un’aberrante logica degli opposti estremismi". Insomma un attimo per il ricordo, un attimo per non dimenticare e soprattutto per dire MAI PIU'!

     

     

     

    7 GENNAIO 1978 - 7 GENNAIO 2009

    Camerati FRANCO BIGONZETTI, FRANCESCO CIAVATTA, STEFANO RECCHIONI:

    PRESENTI!

     


     

    January 05

    LEGGERE E RIFLETTERE: PER NON ESSERE ANCHE NOI COMPLICI DI UN GENOCIDIO

    Ecco l'orrore sionista
     
     
     
    Nel secondo giorno dell'offensiva di terra di Israele nella Striscia di Gaza, e mentre continuano violenti scontri alla periferia della 'capitale' Gaza City, si moltiplicano gli appelli del mondo alla tregua, ma dal presidente Shimon Peres arriva un secco no. Il bilancio delle vittime parla da solo: 512 morti palestinesi dall'inizio dell'operazione 'Piombo fuso' (27 dicembre) e un morto israeliano confermato. LE OPERAZIONI SUL TERRENO. All'indomani dell'ingresso di quattro brigate di Tsahal (esercito israeliano), le truppe sono avanzate nella Striscia di Gaza lungo quattro direttrici: due da nord, e poi al centro e a sud, tagliandone di fatto in due il territorio. La resistenza dei miliziani di Hamas, iniziata subito, è continuata per tutto il giorno con furiosi combattimenti anche intorno a Gaza City, bombardata a più riprese anche dall'alto. I militari islamici sono riusciti a sparare una trentina di razzi e qualche colpo di mortaio in territorio israeliano dal nord della Striscia.
    NO ALLA TREGUA. Agli appelli che sono giunti da tutto il mondo per un cessate il fuoco, Israele ha risposto con una voce sola, quella del presidente Shimon Peres che, in un'intervista all'emittente statunitense Abc, ha respinto la possibilità di un cessate il fuoco. Pur precisando di non volere occupare Gaza ma solo di "annientare il terrore" e dare una "lezione seria" ad Hamas. LE VITTIME. Sono almeno 42 i palestinesi morti oggi nel corso dell'avanzata dell'esercito israeliano. Ma il bilancio totale delle vittime dal 27 dicembre, secondo fonti mediche a Gaza, è di 512 morti - fra cui
    87 bambini
    - e circa 2.500 feriti. Delle 42 vittime odierne, oltre la metà sono civili. Da parte israeliana c'é un soldato ucciso (ma secondo Hamas sono almeno nove) e alcuni feriti.

     

    I buoni lo sappiamo tutti chi sono. Qualcuno ne dubita? E sappiamo anche chi sono i cattivi che hanno la sfrontatezza di farsi uccidere oggi come mosche perché non avevano deciso di morire prima di sete, di fame o per le cure negate. E i cattivelli? I bambini cattivi? Meglio ucciderli subito in modo che non crescano sulla cattiva strada. Insomma, cari opinionmakers, i buoni si comportano da buoni chi lo potrebbe mai negare? Ma forse stanno esagerando perchè se va avanti così tra un po' non ci saranno più né cattivi né cattivelli e allora come potranno continuare a divertirsi, i buoni? Se si estinguono il gioco finirà!

     

    tratto da www.noreporter.org

     

     

     

     

    La situazione a Gaza diventa sempre più drammatica. Servono aiuti, ecco come inviarli

     

    La situazione a Gaza diventa sempre più drammatica.

    Gli ospedali sono al collasso, i medicinali scarseggiano e le vittime civili sono destinate ad aumentare sempre di più per l’impossibilità di ricevere cure e trattamenti sanitari adeguati.

    L’Associazione Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese lancia una campagna di raccolta di fondi per l’acquisto dei materiali necessari in questo stato d’emergenza ( non è possibile donare o raccogliere generi alimentari o medicinali, perché Israele non lascia passare niente ).

     

    Le vostre offerte possono essere versate sul Conto Corrente dell’Associazione, specificando nella causale “SOS GAZA”:

     

    abi 07601 cab 03200 n. conto 62237201

    Codice IBAN: IT69 D076 0103 2000 0006 2237 201

    Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

     

    Ringrazio il Presidente, Dott. Domenico Gallo, la Vice-Presidente, Prof.ssa Marcella Delle Donne, la Responsabile dell'Ufficio Stampa, Dott.ssa Silvia Rizzello e tutti i membri del Direttivo dell'Associazione, per tutto quello che stanno facendo in questi tempi difficili per la causa palestinese e particolarmente per il lavoro svolto per il progetto " Adotta un/a bambino/a palestinese Orfano/a o Ferito/a ", e invito TUTTI a compiere un gesto di generosità e di concreta solidarietà con un popolo che veramente ne ha bisogno.

    Chiedo a tutti la massima pubblicazione e diffusione.

    Cordiali saluti.

     

    Dr. Yousef Salman

    Delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia

    Cell.: 347 9013013

     

    http:/www.palestinercs.org

     

     

     

     

     

     

     

    THOMAS STEARNS ELIOT (4 gennaio 1965 - 4 gennaio 2008)

     
    Quarantaquattro anni fa moriva T.S. Eliot
     
     
     
    Il 4 gennaio 1965 moriva a Londra Thomas Stearns Eliot, insieme a James Joyce ed Ezra Pound forma la trimurti dei grandi “modernisti”. Recueperò il legame con i “poeti metafisici” del Seicento e portò a compimento la poetica del "correlativo oggettivo" definito da lui come  definì in un articolo come "una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi pronta a trasformarsi nella formula di un'emozione particolare". Scrisse opere di alto livello tra cui Assassinio nella Cattedrale o Quattro quartetti, ma soprattutto di The waste land (La terra desolata), poemetto considerato uno dei capolavori del modernismo poetico e scritto in collaborazione con Ezra Pound, al quale dedicò l'opera definendolo, con una citazione dantesca, "il miglior fabbro". In particolare in quest'opera viene messo a confronto lo squallore, l'aridità spirituale e l'alienazione della vita metropolitana nell'età moderna, contrapposta in modo ironico al mito e alla letteratura antica.
     
     
     
     
    We are the hollow men
    We are the stuffed men
    Leaning together
    Headpiece filled with straw. Alas!
     
    (da The waste land)

     

     


     
     

    December 30

    ENNESIMO ATTO DEL TERRORE SIONISTA

     

     

    ATTACCHI AEREI ISRAELE SU GAZA CITY, MORTI E FERITI.

     

    GERUSALEMME -  Israele ha lanciato oggi una massiccia offensiva aerea nella striscia di Gaza contro basi e impianti di Hamas e delle milizie armate, da giorni ventilata in reazione ai tiri di razzi sul suo territorio. Stando a un bilancio ufficioso e non definitivo del ministero della sanita' di Gaza, nei raid sono state uccise almeno 140 persone e piu' di 200 sono state ferite. Tra gli uccisi anche il capo della polizia di Gaza Tawfik Jaber. Intorno alle 11.30 locali (10.30 in Italia) sui cieli di tutta la striscia sono apparse aerei F.16 e elicotteri israeliani che hanno cominciato sistematicamente a colpire basi, arsenali e installazioni di Hamas e delle milizie palestinesi, in gran parte situate nel cuore di aree densamente abitate da civili. Gli scoppi, le colonne di fumo che si sono subito levate in cielo, il crollo degli stabili colpiti, i corpi degli uccisi e dei feriti riversi nelle strade hanno causato grande panico e scene di isteria popolare.
    Da Hamas e dalle milizie e' partito l'ordine di usare tutti i mezzi a disposizione contro Israele per vendicarsi dell' attacco israeliano. Un portavoce militare israeliano ha detto che l'operazione potra' essere ampliata e approfondita, secondo necessita', e ha detto che sono stati colpiti comandi, basi, arsenali e campi di addestramento di Hamas e delle diverse milizie. Ha affermato che la responsabilita' dell'operazione, che mira a tutelare le esigenze di sicurezza di Israele e dei suoi abitanti, ricade ''sulle organizzazioni terroristiche'' che da tempo hanno costantemente sotto tiro con razzi e mortai la popolazione civile in Israele. Le autorita' israeliane hanno dichiarato uno stato di allerta nel sud del paese in previsione di intense cadute di razzi e hanno chiesto alla popolazione di restare in aree protette.

     

     

    HAMAS INCITA A VENDETTA 

    Hamas e altre fazioni integraliste palestinesi hanno ordinato oggi ai loro combattenti di ''vendicare'' l'attacco aereo israeliano contro la striscia di Gaza. ''Tutti i combattenti hanno ricevuto l'ordine di rispondere al massacro perpetrato da Israele'', afferma un comunicato del gruppo della Jihad islamica, che riecheggia dichiarazioni analoghe di Hamas e di altre fazioni armate.

     

    PORTAVOCE ISRAELE, ATTACCO POTRA' ALLARGARSI   

    Un portavoce militare israeliano ha annunciato stamane l'inizio di un'offensiva militare aerea contro basi e strutture di Hamas nella striscia di Gaza, precisando che l'operazione potra' essere ampliata a approfondita' secondo le necessita'.
    ''Le forze armate - ha detto - continueranno le operazioni contro il terrorismo sulla base di costanti valutazioni dello stato maggiore. L'operazione continuera', sara' ampliata e approfondita, secondo le necessita. Tutti gli aerei che hanno preso

    parte all'operazione sono tornati senza danni alle loro basi''. ''Gli attacchi aerei - ha continuato - sono attuati in seguito alla continuazione delle attivita' terroristiche di Hamas dalla striscia di Gaza, il proseguimento dei tiri di razzi contro la popolazione civile nei villaggi e nelle citta' nel sud del paese''. ''Gli obiettivi che sono stati attaccati erano stati individuati dai servizi informazione negli scorsi mesi e comprendono terroristi di Hamas che operavano da basi, comandi, basi di addestramento e arsenali bellici. Il governo di Hamas, i suoi capi e i suoi miliziani attuano il terrorismo, agendo da tempo all' interno della popolazione civile, hanno la sola responsabilita' per la reazione militare israeliana, che e' necessaria per tutelare le esigenze di sicurezza di Israele e dei suoi cittadini''.

     

    www.ansa.it

     

    LE IMMAGINI DEL GENOCIDIO:

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    SULLA PALESTINA RIVIVE LO SPIRITO GUERRIERO!

    GAZA VIVRA'!

     

     

    A V A N T I       H A M A S  !

     

     

    Boicotta Israele stato genocida e TERRORISTA!

    Boicotta iL SIONISMO!

     

     

     

    free palestine!

     
     

    December 11

    NEL 70° DI MORTE: ONORE ETERNO AL CAPITANO!

    Con qualche giorno di ritardo rispetto all'anniversario, mi permetto di omaggiare una grande figura del XX secolo, una figura che non per nulla è stata presa a modello dalle nuove generazioni nazional-rivoluzionarie, vale a dire il capitano Corneliu Zelea Codreanu, nel suo 70° di morte.

     

    "Moartea, numai moartea legionara, Ne este cea mai scumpa nunta dintre nunti. Pentru sfanta Cruce, pentru Tara, Infrangem codri si supunem munti.  Nu-i temnita sa ne'nspaimante, Nici chin, nici viforul dusman. De cadem cu toti izbiti in frunte, Ni-e draga moartea pentru Capitan".    ("E' la morte, morte legionaria, lo sposalizio a cui noi più aneliamo. Per la santa croce, per la patria, vinciamo boschi e monti soggioghiamo. Non c'è prigione che ci spaventi, né pena né tempesta ostile; se cadiamo colpiti sulla fronte, bella è la morte per il Capitano") -  "Sfanta Tinerete Legionara" Testo di Radu Gyr , Musica di Ion Manzatu, 1936

     

     

     

     

     
     
     
     
     
    Il 30 novembre del 1938 il Capitano, prigioniero politico del regime romeno, venne strangolato insieme a 13 camerati dalla polizia del re Carol e del ministro Calinescu. Un martirio indimenticato.

     

     

    Percorri soltanto le vie indicate dall'onore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dell'infamia. Piuttosto che vincere per mezzo di un'infamia, meglio cadere lottando sulla via dell'onore”. Corneliu Zelea Codreanu

     

    TRAIASCA LEGIUNEA SI CAPITANUL! 

     

     

    Sulla figura di Codreanu: www.codreanu.ro

     

    November 27

    CASA POUND VCO: BASTA MORTI BIANCHE!

     
    CASAPOUND V.C.O. : STATUE INCAPPUCCIATE CONTRO LE MORTI BIANCHE

    Verbania, 27 nov - Più di 2500 incidenti al giorno, tre morti quotidiane, 27 invalidi permanenti, per un bilancio complessivo che nel 2007 ha raggiunto le 1.200 vittime.
    "Ogni maledetto giorno" - denuncia Giovanni Ceniti, responsabile provinciale di Casapound Italia -  in Italia si muore sul lavoro, con cifre e proporzioni indegne di un Paese civile. Ogni maledetto giorno la Nazione cade strozzata dagli speculatori, dagli affaristi e dai loro padroni. Contro lo scempio sociale delle morti sul lavoro," - continua Ceniti - "CasaPound Italia vuole aprire gli occhi di quegli italiani che qualcuno vorrebbe distratti. Contro la disintegrazione dello stato sociale e della dignità del lavoro ormai non più contrastata da alcuna delle forze politiche sedicenti progressiste, CasaPound Italia ha nella notte deciso di incappucciare in  città  le statue di uomini che diedero lustro a Verbania per evitare ai loro occhi la vista di un dramma che ha responsabilità chiare, precise, evidenti. Responsabilità alla luce delle quali le lacrime da coccodrillo di politici, istituzioni, potentati e soprattutto sindacati danno semplicemente il voltastomaco".
    "Perché" - conclude Ceniti - "non ci può essere Nazione dove padri e madri, figli e figlie continuano ad essere sacrificati ogni giorno sull’altare del calcolo, della speculazione, dell’usura".

    L' addetto stampa di CasaPound VCO

    Ci teniamo a sottolineare che ovviamente nessun danno è stato arrecato alle statue sopra citate.
     
     
     


     
     
     
     

     
    November 15

    "RAZZISMO" A BOLOGNA: DA NON CREDERE...

    Nella mia lettura quotidiana di un sito di informazione libera quale è Noreporter.org leggo con costernazione quanto è successo a Bologna: un controllore di un autobus multa dei Rom senza biglietto (guarda caso...) e viene licenziato dall'azienda per l'immagine razzista che ne potrebbe scaturire in seguito alla lettera di una pseudo-testimone (in precedenza multata dallo stesso controllore) ad un noto quotidiano radical-chic. Cosa? Ma siamo impazziti? Un italiano senza biglietto viene regolarmente multato (e mi sta bene, giusto), invece questi topi di fogna non solo non li si può multare (e perché poi? cos'hanno di speciale?) ma se lo si fa si rischia pure di perdere il posto di lavoro! Con le accuse di "razzismo". Tra l'altro se c'è un popolo con il quale dovremmo essere a buona ragione "razzisti" è proprio quello rom. Io di solito non me la prendo con lo straniero in quanto tale, io me la prendo piuttosto con il sistema mondialista che fomenta questa società multirazziale e il conseguente annientamento dei popoli secondo i progetti della grande finanza internazionale. Anzi sono anche disposto a riconoscere il dramma di chi, spinto dalla disperazione, deve lasciare il proprio paese e cerca di andarsi a guadagnarsi onestamente da vivere altrove (e in Italia ci sono molti extracomunitari lavoratori e rispettosi del nostro paese, tra cui i rumeni che troppo spesso vengono confusi con i rom e ne subiscono anche le conseguenze). Qui però ci troviamo di fronte ad autentici criminali quali sono i rom, esseri ignobili che non meriterebbero nessun rispetto e nessun diritto, che non sanno neanche cosa vuol dire guadagnarsi da mangiare lavorando perché vivono solo di crimini ed espedienti vari, vengono nel nostro paese unicamente per delinquere, per violentare le nostre donne e per fare del male. Gente che non è assolutamente integrabile, in alcun modo. Noi li manteniamo spendendo un sacco di soldi e loro ricambiano rubando, uccidendo e violentando. E' risaputo che sono solo capaci di delinquere, ma vanno tutelati perchè "sono altre culture" e perché sono "poveri (ma quando mai...) e perseguitati" e balle varie propagandate in particolare da una certa sinistra borghese e benpensante con il supporto di settori del pensiero cattolico. Purtroppo le norme UE già limitano fortemente la libertà di prendere adeguati provvedimenti (fosse per il sottoscritto questa gente la caccerei tutti fuori a calci in culo, dal primo all'ultimo). Ma quello che è successo al povero controllore di Bologna è il colmo: evidentemente il caso montato nelle ultime settimane in merito ad un inesistente "pericolo razzismo" nel nostro paese ha rimbabito qualcuno e ha portato a questi provvedimenti che definire assurdi è poco. Sconcertante anche il silenzio della maggior parte dei media. Ancora una volta caliamo le braghe di fronte a questi prepotenti che logicamente, forti di uno (non) Stato che continua a tollerare le loro malefatte, continueranno sempre più imperterriti nei loro "lavoretti". C'è da chiedersi quando impareremo a farci rispettare, quando la pianteremo di tirare fuori la parola "razzismo" ad ogni provvedimento preso contro un extracomunitario, quando le istituzioni inizieranno a tutelare i cittadini italiani...
     
     
     
    Multa i rom sul bus, licenziato
    "Ma ho solo fatto il mio lavoro"


    Era il 21 ottobre. Su un autobus di linea di Bologna salgono i controllori.
    Un gruppo di rom non ha il biglietto, volano insulti, minacce e spintoni. Scesi dal bus, i romeni vengono identificati: non hanno il biglietto ma precedenti
    penali. Lina Serra, una signora che è sull'autobus, però, non apprezza il modo in cui uno dei controllori tratta i rom, e scrive una lettera a Repubblica.
    Risultato: il controllore viene "sospeso a tempo inderminato". Ora è a casa.
    Nessuno gli ha concesso il diritto di replica. Non lo ha fatto il quotidiano la Repubblica che ha ignorato la versione del controllore pur avendo pubblicato la
    lettera della signora Linda Serra con l’accusa di razzismo che gli è costata il posto di lavoro. Non lo ha fatto la sua azienda, Atc di Bologna che preoccupata
    del danno di immagine subito, ha preferito prendere semplicemente per buona la versione della passeggera indignata, senza fare più attente verifiche, prima di
    rimuovere un dipendente dal suo incarico, a tempo indeterminato e senza stipendio.

    Signor Abbondi, finalmente qualcuno ha voglia di sentire la sua versione dei fatti.
    Ho provato anche due giorni fa a contattare la redazione locale de La Repubblica, ma niente. Gli unici che si sono interessati alla mia causa sono
    stati il Sindacato, Libero e La Lega Nord…E pensare che sono di sinistra.

    Ci sono degli sviluppi interessanti nella sua vicenda…
    Sì qualche giorno fa mi è venuto in mente di andare a controllare tra le ultime multe elevate.

    E cosa ha trovato?
    Una contravvenzione fatta, guarda caso, proprio da me alla Signora Linda Serra, su quella stessa linea, più o meno sempre attorno alle 8 del mattino,
    datata 2 settembre 2008. 150 euro ancora da pagare.

    Perché la sua azienda non ha pensato di fare questo semplice controllo?
    Perché siamo in Italia, dove basta che uno scriva una lettera e ti ritrovi a casa senza stipendio. L’azienda si preoccupa di tutelare la sua immagine, della
    mia non frega niente a nessuno, non mi viene neanche concesso il diritto di replica. Nel suo blog (http://lindaserra.wordpress.com) la signora Serra mi
    descrive come “Kapo nazista in fuga dal terzo reich sbarca in ATC”, con tanto di vignetta dove vengo raffigurato come Hitler.

    Il colmo per un comunista...
    Da quando poi mia moglie ha scritto sul suo blog della multa chissà come mai non l’ha pubblicato e ha sostituito la vignetta di Hitler con una romantica
    immagine di Alice in Wonderland. Peccato che nel suo mondo migliore di cui parla nel blog abbia omesso di dire che mi conosceva già perché l’avevo multata
    due mesi fa e magari voleva farmela pagare.

    Che cosa prova?
    Sono amareggiato, mi sono sentito scaricato dalla mia azienda; credo che sia giusto dare pari valore ad entrambe le versioni, quella del dipendente e quella
    del passeggero, prima di sospendere una persona dal lavoro.

    Quando i vertici dell’Atc sono stati informati che la signora Serra era stata multata da lei 2 mesi fa come hanno reagito?
    Mi hanno riferito che a qualcuno gli ha preso un colpo.

    A proposito, qual è la sua situazione attuale?
    Sono stato sospeso dal 24 settembre a tempo indeterminato e senza stipendio, con un bambino di due anni e un mutuo da pagare. Ho dovuto anche chiedere un
    prestito in banca per fare fronte alle spese. Alla luce di questi nuovi fatti il mio avvocato ha chiesto l’articolo 700 che prevede il reintegro con
    stipendio e mi sono rivolto anche ad un penalista.

    Insomma sta spendendo un mucchio di soldi. Qual è la tua versione di ciò che è successo la mattina del 21 settembre?
    Erano circa le 8 del mattino, io e altri due colleghi siamo saliti sull’autobus della linea 35 che collega l’ospedale Maggiore al centro città per
    effettuare i controlli di routine. Il nostro lavoro consiste nel controllare i biglietti, gli abbonamenti e sanzionare chi è sprovvisto di titolo di viaggio.

    Secondo le direttive dell’azienda, cosa dovete fare se trovate un passeggero sprovvisto di biglietto?
    In qualità di pubblici ufficiali, gli chiediamo di esibire un documento di identità, per prendere gli estremi necessari per notificargli la multa; in
    alternativa può scegliere di pagare la sanzione al momento ed evitare di esibire i documenti. La sanzione ammonta a 40 euro più uno di biglietto, 41 che
    diventano 51 trascorsi i 5 giorni, 150 dopo i 60 giorni.

    Quella mattina si è imbattuto in un gruppo di persone, sprovviste di biglietto, di che etnia erano?
    Dalle verifiche sono poi risultati rumeni, 4 adulti, di cui tre donne e un uomo e 2 bambini tra i 4 e 6 anni e uno in fasce.
    Erano sprovvisti di biglietto, quindi gli ho chiesto il documento e si sono rifiutati di darmelo dicendo, non ce l’ho, non te lo do, non me ne frega
    niente, e mi hanno mandato a quel paese.

    Poi sono cominciati a volare insulti.
    Sono stati loro i primi ad offendermi, prendendomi a parolacce, mandandomi a quel paese e insultandomi. L’uomo mi ha anche minacciato facendo il gesto della
    pistola, come per dire ti sparo. Io non ho minacciato di morte nessuno, tantomeno donne e bambini. Alla stazione siamo scesi e abbiamo chiamato la
    polizia che ha identificato i signori. E’ una prassi di servizio.

    E’ un lavoro duro il suo?
    Ultimamente lo è sempre di più, facciamo turni di 7 ore e 11 anche di notte e veniamo tutti i giorni a contatto con situazioni e persone veramente al limite.
    Oltretutto siamo totalmente privi di qualunque difesa. Capita di prendersi degli sputi in faccia, delle male parole, delle bastonate, o anche di peggio.
    Tra i nostri colleghi ce n’è anche uno sfregiato in volto perché ha preso una coltellata.

    Signor Abbondi lei è razzista?
    Assolutamente no, divido anche la mia casa con un ragazzo tunisino, prima per un certo periodo abbiamo ospitato un ragazzo rumeno.

    Cosa pensa degli immigrati?
    Che se vengono nel nostro paese devono imparare a rispettare le nostre leggi.

    Fausta Sbisà

     

    http://www.libero-news.it/


    November 11

    IN RICORDO DI YASSER ARAFAT

     
    YASSER ARAFAT
     
    (Il Cairo, 4 agosto 1929 - Clamart, 11 novembre 2004)
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    « Chi combatte per la libertà non può essere chiamato terrorista »
    November 06

    VIDEO RISPOSTA A "CHI L'HA VISTO?"

    E se non bastassero i filmati inseriti precedentemente ecco un altro video in risposta a "Chi l'ha visto?"... Molto interessante direi. Ognuno si faccia le sue idee, ma credo che chiunque non sia in mala fede possa capire dopo questi filmati come sono andate realmente le cose e quale operazione di mistificazione è stata messa in atto ai danni dei ragazzi del Blocco Studentesco.
     
     
     
     
    DIFFONDI LA VERITA'!!!!!!!
     
    November 04

    "CHI L'HA VISTO" COME LOTTA CONTINUA: LISTE DI PROSCRIZIONE SULLA TV DI STATO

    In questo momento scrivo sdegnato e parecchio arrabbiato (per usare un eufemismo) per l'ennesimo atto infame compiuto ai danni dei ragazzi del Blocco Studentesco e quindi a quella grande famiglia nella quale mi riconosco. Come se non fosse bastata l'aggressione portata avanti mercoledì scorso da parte dei centri sociali al soldo di personaggi politicamente morti, e come se non fossero bastate le violenze subite in questi giorni in diverse zone d'Italia ai danni di ragazzi del Blocco e di Casa Pound Italia ieri sera nella trasmissione "Chi l'ha visto?" la giornalista-terrorista Federica Sciarelli ha mandato in onda un filmato (che si riferiva ai fatti di mercoledì scorso) nel quale sono state mostrate le foto di alcuni camerati del Blocco dei quali venivano chiesti al pubblico nomi e indirizzi. Ragazzi che non sono sconosciuti e che non sono scomparsi: di fatto una "lista di proscrizione" come viene giustamente definita nel filmato qui sotto, un vergognoso incoraggiamento alla "caccia all'uomo" di cui la televisione di Stato si è resa colpevole, malcelando l'intento di fomentare una tensione che potrebbe degenerare e portare a fatti gravissimi. Guarda caso la stessa operazione non è stata fatta con i "giovani" (per modo di dire) che stavano dall'altra parte della barricata. Nell'esprimere solidarietà ai camerati vittime di questo attacco, non solo fisico ma anche mediatico, qui sotto posto alcuni articoli e alcuni video che reputo possano essere interessanti. Credo che mai, almeno negli ultimi anni, la repressione avesse toccato simili punte di infamia: ma questi signori non l'avranno vinta, se pensano di intimorirci si sbagliano di grosso, noi non ci piegheremo, noi continueremo a tirare dritto, sempre e comunque!
     
     
     
    NESSUN DUBBIO, VOGLIONO IL MORTO!
     
    di Gabriele Adinolfi

    Forse per distrarre dalla crisi economica; ora siamo alle liste di proscrizione in diretta tv che danno carta bianca all'assassinio.

    Vogliono il morto! Che a volerlo siano i “rivoluzionari” frustrati dalla perdita di ogni consenso e addestrati dai loro seminari politici all'eliminazione degli avversari è quasi normale. Non è normale, non è usuale, non è ammissibile, non accadeva neppure negli Anni Settanta, quello che alcuni fiancheggiatori, protettori e complici dei frustrati dei Centri Sociali e di Rifondazione stanno oggi facendo.

    Non è accettabile che escano articoli compiacenti con i facinorosi, gli aggressori, i mazzieri stipendiati dai partiti, che alcune testate nazionali (Corriere della sera, Repubblica) hanno pubblicato. Non è immaginabile che si lascino esporre all'università liste di proscrizione con nomi e foto degli obiettivi da colpire, com'è accaduto lunedì mattina. E questo all'indomani di una prima serie di aggressioni commesse in Italia condite dall'improvviso apparire di attentati vari su obiettivi diversi. Uno scenario fosco che si ripete. Permettere tutto questo significa, esattamente come trentacinque anni fa, alimentare la spirale anziché interromperla.

    Non è perdonabile che, trentacinque anni dopo, per un calcolo politicante da quattro soldi, ci sia chi, come Di Pietro, ripercorre la strada di Giacomo Mancini ammiccando a quelli che “uccidere un fascista non è reato”. Mancini se ne pentì, ma era troppo tardi. Di Pietro magari se ne pentirà anche lui ma già adesso non ha scuse perché egli ha davanti agli occhi il precedente del sangue che scorse a fiumi a causa della copertura politica al nascente terrorismo che il dirigente socialista di allora, come l'idv di oggi, non aveva saputo - o voluto - vedere. Gravissimo; ma paradossalmente nella gravità siamo già andati oltre.

    Alla Rai nella serata di ieri è stato mandato in onda un filmato forse fornito proprio dal Blocco Studentesco e sono stati incredibilmente fissati dei fermo-immagine su studenti del Blocco Studentesco con la richiesta: “Sapete chi sono? Come si chiamano? Dove abitano?”. Poiché il Blocco che non ha niente da nascondere ha fornito molti filmati ai media, e poiché i volti e i nomi di ragazzi che fanno politica e chiedono regolari permessi sono noti alla polizia, quest'appello non può avere altro effetto se non quello di scaldare gli animi di chi già viene aizzato sul terreno incosciente dell'antifascismo militante dalla segreteria di un partito che non ha più alcun argomento politico e non avrà altra conseguenza se non quella di far capire a chi partecipa alla caccia all'uomo che gode di una copertura articolata e diffusa.

    Se non li si ferma subito non tarderanno ad assassinare! Certo, come primo atto sarà denunciato legalmente chi usa la televisione come uno strumento personale e mette a rischio l'incolumità degli studenti, ma non basta. Urge una presa di posizione ferma da parte dei giornalisti e sono indispensabili le interrogazioni parlamentari.

    Trentacinque anni fa si preferì lasciar divampare l'incendio ma stavolta, per fortuna, non ci sono solo piromani. Ma un pompere che dorme diventa incendiario a sua volta. Non si sottovaluti il pericolo e non si frappongano indugi! Neutralizziamo i mandanti e facciamolo subito!

     
     
     
     
    ALTRO VIDEO VERITA'
    Visto che qualcuno si diverte a diffondere notizie su presunte aggressioni precedenti, ecco la documentazione video
     
     
     
    Il video della pacifica contestazione alla Rai
    In cui si vede come i ragazzi additati al linciaggio si siano astenuti dal compiere qualsasi danneggiamento o devastazione a differenza dei democraticissimi ultratrentenni salariati dal partito che aggredirono gli studenti in Piazza Navona e che i soviet della controinformazione cercano di giustificare negando l'evidenza fino a spingerli alla furia omicida e alla cultura dell'eliminazione del politicamente diverso. Il video:

    http://www.youtube.com/watch?v=ob9gOe_PUNg&eurl=http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=44020.msg781603

    Contro le menzogne dei media diffondere questo link: http://www.casapound.org/noncoperti/

     

    Infine l'articolo di una ragazza che si definisce COMUNISTA ma obiettiva e che non cade nel tranello dei mistificatori. A lei va tutta la mia stima. Anzi, ce ne fossero di "rossi" intelligenti e onesti come lei... : http://www.censurati.it/?q=node/3842#comment

     
     
     
     

    NOVANTESIMO DELLA VITTORIA

    Il 4 novembre 1918, dopo 3 anni di sanguinose battaglie e di milioni di vittime, l'impero austro-ungarico firmò la resa con l'armistizio di Villa Giusti. L'Italia vinse e si può dire che in quelle trincee nacque la Nazione, quegli anni sanguinosi furono un momento fondante l'Unità nazionale e non solo materialmente (con l'annessione delle terre irredente). E' incredibile come oggi questa ricorrenza passi quasi inosservata (mi ricordo invece ancora che quando andavo alle elementari, non più tardi di quindici anni fa, il 4 novembre si stava a casa da scuola e dal lavoro...). In merito a ciò ho sentito in questi giorni voci di personaggi anche importanti sostenere la tesi di una rivalutazione del 4 novembre. E sono d'accordissimo. Ma quegli stessi personaggi poi dicevano di equipararlo al 25 aprile: il che è assurdo perché se la prima data ricorda un momento di gloria e di vittoria del nostro popolo, l'altra data ricorda invece una guerra persa e una sanguinosa guerra civile. L'una simboleggia il riscatto della Patria, l'altra la morte. Fatto sta che l'Italia credo sia l'unico paese al mondo che festeggia una guerra persa e non (più) una guerra vinta. Ma personalmente certe ricorrenze (il 25 aprile, si intende) le lascio ad altri, mi sembra doveroso invece omaggiare tutti coloro che nelle trincee e sulle montagne del Veneto, del Trentino e del Friuli Venezia-Giulia si sono immolati per la Patria e per portare a termine il sogno risorgimentale. Tra questi mi piace ricordare Delfino Borroni, spentosi pochi giorni fa a 110 anni, ultimo superstite di Vittorio Veneto. Una gloriosa pagina di storia che si è chiusa per sempre. Alle future generazioni italiane il compito di scriverne delle altre.
     
     
    W IL 4 NOVEMBRE!
     
    W L'ITALIA!
     
     
     
     
     
     
    Sodati italiani in trincea nella Prima Guerra Mondiale
     
     
     
     
     
     
     
     
    October 30

    GABRIELE ADINOLFI SULLA PROTESTA DEGLI STUDENTI

     
    Gli ascari della cgil si apprestano a mistificare la rivolta studentesca. Bisogna parare il colpo!
     
    L'unità generazionale ha risposto alle normative della finanziaria e del ministro Gelmini.

    Ci sono provvedimenti tra quelli varati che non possono essere accettati. In primis la privatizzazione delle università, con tanto di cessione a saldo degli immobili. Non si tratta di essere contrari per partito preso a qualunque forma di partecipazione privata, che è concepibile in un sistema di economia mista. Ma la formulazione nella finanziaria è talebana e prevede la privatizzazione pura e semplice. Esistono ragioni morali, culturali, storiche, etiche che si oppongono a questa posizione fondamentalista di esproprio del sapere. Né è corretto sostenere che non ci siano soldi per sostenere la pubblica istruzione. Sono stati identificati milioni e milioni di euro sprecati o mal distribuiti che, anche se recuperati solo in parte, basterebbero e avanzerebbero per turare le falle.

    Il Blocco Studentesco ha presentato uno studio in questo senso e lo ha fatto senza opporre fondamentalismo a fondamentalismo, slogan a slogan, anzi lasciando aperta la porta a soluzioni di vario genere, tenendo fermo il principio di predominio e controllo pubblico e sposandolo con quello di responsabilizzazione e di socializzazione accademica il tutto accompagnato da un progetto di riqualificazione didattica. In altre parole non tutti quelli che criticano la Gelmini lo fanno starnazzando, tutt'altro.

    La polizia di complemento ulivista

    Lunedì e martedì a Roma si è assistito allo spettacolo incoraggiante dell'unione generazionale. Alcuni nostalgici di gesta ingloriose, eredi di mentalità partigiane, hanno provato a spaccare il movimento in nome di un vetusto e maleodorante antifascismo; gli è andata male, malissimo. Malino è andata ai sobillatori e ai profittatori: ai piddini e all'Italia dei calori che provavano a cavalcare una rivolta spontanea per farne la piattaforma del loro rilancio, della loro alternativa di governo. Meglio andrà per loro, forse, il giorno 30 quando sfilerà, con trasferta pagata, il solito esercito di guardie bianche della cgil, le schiere storiche dei sabotatori del lavoro, dell'economia, dell'entusiasmo italiano. Tante volte questi ascari della borghesia rossa sono stati gettati nella mischia per recuperare il terreno perso nella società dal partito che li foraggia; il metodo è sperimentato e verrà attuato di nuovo. Così, all'improvviso, malgrado gli studenti abbiano chiaramente dimostrato ben altro intendimento, la polizia di complemento ulivista riuscirà, probabilmente, nell'intento mistificatorio di far passare la protesta contro la Gelmini per un serrate a favore di Veltroni.

    Forza ragazzi!

    Sta ora agli studenti e alle loro avanguardie far capire chiaramente che la manovra dei falliti rosa è del tutto estranea alla loro battaglia. Che se oggi si sta male con loro si stava, e si starebbe, assai peggio. Che se l'attuale finanziaria è liberista e classista (assurda la pretesa del doposcuola pagato dai genitori che acuirebbe le distanze sociali) i provvedimenti di pd&co sarebbero più liberisti e più classisti ancora. Che se questo governo è capitalista la sua alternativa è addirittura il partito delle banche. Che se questo governo fa scelte energetiche e geopolitiche interessanti ad est, i Veltron boys altro non sono che i lacché del servilismo doc. Questa è l'occasione buona per continuare sì a pressare il governo dal punto di vista sociale ma per impedire, al tempo stesso, che i parassiti che sperano di sostituirlo, abbiano boccate d'ossigeno. Coraggio ragazzi: ce la potete fare!

     

    Gabriele Adinolfi

     

     
     

    COMUNICATO DEL BLOCCO STUDENTESCO IN MERITO AGLI SCONTRI DI IERI

     
    Il corteo di ieri. Il comunicato e il video
     
     
     
     
     
    Blocco Studentesco: 20.000 studenti in piazza contro la riforma oltre le ideologie.

    Il Blocco Studentesco è stato parte attiva del corteo di circa 20.000 studenti che hanno manifestato da piazza Esedra fin sotto il Senato. Dopo molti anni è stato possibile assistere ad una prova di unità generazionale oltre le barriere ideologiche, tutti gli studenti insieme contro la distruzione della scuola e dell'università. Ribadiamo che non è stato un corteo del Blocco Studentesco, ma di tutti gli studenti. Non è stato gridato alcun coro “duce,duce”, né ci sono stati simboli politici, come detto falsamente da organizzazioni come l'UdS che non hanno neanche partecipato alla manifestazione. La divisione è avvenuta quando membri esterni dei centri sociali di estrema sinistra, hanno costretto con la forza, creando un cordone umano, una piccola parte del corteo a non proseguire fino al Senato. Diffidiamo gli organi di informazione a non mandare notizie false in quanto verranno fatti oggetto di querele. Esistono ore e ore di prove video. In merito riferisce Giorgio Evangelisti, vice presidente della consulta degli studenti e membro del Blocco Studentesco: “Tutti gli studenti oggi sono stati uniti contro la distruzione del sistema scolastico e universitario. Per fortuna la quasi totalità non ha abboccato al tentativo di strumentalizzazione dell'UdS e dei centri sociali, le immagini parlano chiaro. Probabilmente a qualcuno dà fastidio che ci sia un'unità generazionale, e per questo cerca di distruggere un'esperienza fantastica come quella che sta nascendo. “Arrivati sotto il Senato c'è stato il coro “buffoni,buffoni” lanciato contro esponenti dell'Italia dei Valori che hanno tentato di strumentalizzare. E' stato tra l'altro chiesto un incontro dei rappresentanti studenteschi con il ministro che ci sarà domattina. Conclude il portavoce del Blocco Studentesco Francesco Polacchi: “Continuiamo la nostra lotta contro i tagli alla scuola, il cinque in condotta e la privatizzazione del sistema universitario. Non assisteremo inermi allo scippo del nostro futuro, continueranno manifestazioni, occupazioni e autogestioni. E' in atto un cambiamento epocale, gli studenti sono l'unica voce che si fa sentire. E' ora di dire, giovinezza al potere.”

    Per info:

    Francesco Polacchi 3290537647

    Davide Di Stefano 3483009305

    www.bloccostudentesco.org


    Video sul corteo studentesco nel centro di Roma , la verità

    Risposta concreta alle menzogne mediatiche divulgate da chi fa dell'odio politica l'unica forma di lotta.

    www.youtube.com/watch?v=5wTeI_tatoY

    http://it.youtube.com/watch?v=hFtUMqREeNY

    http://it.youtube.com/watch?v=C935jDKiUrM

    anche su www.bloccostudentesco.org

     

     

    Rifiuto di strumentalizzazione studentesca da parte veltroniana. Presentate dal Blocco proposte alternative alla privatizzazione selvaggia

     

     

     

    Migliaia di studenti sotto al Senato, no alle strumentalizzazioni dell’estrema sinistra.

    Migliaia di ragazzi hanno partecipato stamattina alla manifestazione sotto il Senato, promossa dagli studenti autorganizzati di destra e di sinistra. Anche oggi tutti gli studenti sono stati uniti oltre gli steccati ideologici, nonostante il tentativo andato a vuoto fatto dall’UdS che ha tentato con slogan e canzoni di spostare a “sinistra” il movimento. Gli studenti hanno reagito sovrastandoli di fischi, come documentato dalle immagini. Dopo alcune ore una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dalla commissione istruzione presieduta dal senatore Possa. In merito riferisce Francesco Polacchi, portavoce del Blocco Studentesco, che ha partecipato all’incontro: “Abbiamo ribadito il nostro no a questa riforma e la volontà di non essere strumentalizzati. Ma abbiamo presentato anche delle proposte, come l’abbassamento dal 8 al 5 per mille da destinare alle scuole di indirizzo religioso, destinando il restante 3 per mille ad un fondo per l’infanzia capace di garantire il tempo pieno. Abbiamo chiesto che anche in futuro venga garantita la natura pubblica di scuole e università, e di creare un sistema misto tra privato e pubblico dove quest’ultimo mantenga il controllo. Sono solo alcune idee che abbiamo sottoposto ai senatori, dimostrando di essere capaci anche a proporre e non solo a criticare.”

     

    www.noreporter.org

     

     

     

     

     

    86°ANNIVERSARIO DELLA MARCIA SU ROMA

     
    Il 28 ottobre 1922 si chiudeva trionfalmente il Risorgimento italiano. Il 30 ottobre Mussolini veniva incaricato di formare un nuovo governo.
     
     
     
     
     
     
     
    Le squadre, guidate dai quadrumviri Balbo, Bianchi, De Bono e De Vecchi, convergendo su Roma da nord, est e sud nei punti nevralgici di Santa Marinella, Monterotondo e Tivoli, portavano nella Capitale, a prezzo di una quarantina di Caduti in scontri con forze armate della Reazione, l'Italia di Vittorio Veneto. Il Risorgimento particolarmente sacralizzato nelle trincee del Carso e del Piave, andava così a compiersi facendo grande e una l'Italia. Dal 1943 in poi le forze antinazionali collaborando con le potenze straniere avrebbero intrepreso il processo contrario. Povera Patria, travolta dagli abusi di potere, preda del ghigno degli internazionalisti di ogni ideologia o religione, dell'oligarchia e del Crimine Organizzato, non sei morta perché quel sangue è sempre vivo e nel sangue c'è il seme dell'avvenire.
     
     
    October 27

    27 OTTOBRE 1962: MUORE ENRICO MATTEI

     

    Enrico Mattei ad un raduno di partigiani

    Enrico Mattei, l'unica persona al mondo che ha osato sfidare le potentissime "Sette Sorelle" del petrolio. E per questo il 27 ottobre 1962 è stato assassinato!!!
    Ecco le Corporation anglo-americane sicuramente implicate: Standard Oil of New Jersey (statunitense, oggi Exxon-Mobil), Royal Dutch Shell (anglo-olandese, rimasta Shell), Anglo Persian Oil (britannica, oggi BP), Standard Oil of New York (statunitense, oggi Chevron-Texaco), Socony (statunitense, oggi Chevron-Texaco), Standard Oil of California (statunitense, oggi Chevron-Texaco), Gulf Oil (statunitense, oggi Chevron-Texaco)

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    Chi ha ucciso Enrico Mattei?
    Eufemia Riannetti – 31 ottobre 2006 – tratto da Rinascita www.rinascita.info 

    Enrico Mattei fu assassinato, il suo caso insabbiato, i testimoni messi a tacere. Ma una cosa è certa: l’aereo su cui viaggiava il presidente dell’ENI e che cadde la sera del 27 ottobre 1962 a Bascapé, alle porte di Milano, fu sabotato.

    Era un uomo che dava molto fastidio. La strategia di Mattei era volta a spezzare il monopolio delle “sette sorelle”, non soltanto per il tornaconto del nostro ente petrolifero, ma anche per stabilire rapporti nuovi tra i paesi industrializzati e i fornitori di materie prime.
    Una strategia semplicemente inaccettabile per le grandi compagnie petrolifere che si spartiscono le ricchezze del mondo.

    Dall’inchiesta della Procura di Pavia, riaperta a metà degli anni ‘90, risulta inoltre evidente che l’insabbiamento di quel crimine fu diretto dai vertici dei servizi. Per il sostituto procuratore di Pavia Vincenzo Calia il fondatore dell’ENI fu “inequivocabilmente” vittima di un attentato. Vincenzo Calia giunge vicino alla soluzione del caso e formula l’ipotesi dell’attentato, ma non può provarla. Scrive Calia: “L’esecuzione dell’attentato venne pianificata quando fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell’ente petrolifero di Stato”. Calia ha dimostrato che l’esplosione che abbatté il bimotore Morane-Saulnier su cui viaggiavano il presidente dell’ENI, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale fu causata da una bomba collocata nel carrello d’atterraggio del velivolo. Le prove contenute nelle 208 pagine del fascicolo dimostrano anche che l’inchiesta del 1962, presieduta dal generale dell’Aeronautica Ercole Savi, conclusasi dichiarando l’impossibilità di “accertare la causa” del disastro, fu in realtà un mostruoso insabbiamento.

    Finora davanti alla sbarra è finito soltanto un contadino di Bascapé, Mario Ronchi, accusato di “favoreggiamento personale aggravato”. Secondo l’accusa vide l’aereo di Mattei esplodere in volo, rilasciò alcune interviste in questo senso a diversi organi di stampa e alla Rai e poi... si rimangiò tutto. Chi ha sabotato l’aereo? Chi sono i mandanti? Il pubblico ministero Calia non riesce ad accertarlo, ma è probabile che vi siano responsabilità di uomini inseriti nell’Eni e negli organi di sicurezza dello Stato. E ancora depistaggi, manipolazioni, soppressioni di prove e di documenti, pressioni che impediscono l’accertamento della verità. 
    Il 27 luglio 1993 dal “pentito” di mafia Gaetano Iannì giungono dichiarazioni importanti.

    Secondo Iannì per l’eliminazione di Mattei ci fu un accordo tra non meglio identificati “americani” e Cosa nostra siciliana. A mettere una bomba sull’aereo di Mattei fuono alcuni uomini della famiglia mafiosa capeggiata da Giuseppe Di Cristina. Anche Tommaso Buscetta rivela che la mafia americana chiese a Cosa nostra il favore di eliminare Enrico Mattei “nell’interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane”. In Italia, poi, Mattei era un finanziatore della politica, nemico dei circoli economici e politici legati ai grandi interessi.
    La certezza è che il presidente dell’ENI Enrico Mattei, il più potente manager di stato italiano viene uccisola sera del 27 ottobre 1962 insieme al pilota Irnerio Bertuzzi e al giornalista americano William Mc Hale. Parallelamente all’inchiesta amministrativa condotta dall’Aeronautica Militare, la Procura di Pavia apre un’inchiesta per i reati di omicidio pluriaggravato e disastro aviatorio. L’inchiesta militare si chiude rapidamente, nel marzo 1963, senza avere sostanzialmente accertato la causa dell’incidente; Pavia chiude le indagini penali il 7 febbraio 1966, accogliendo le richieste della procura e pronunciando sentenza “di non luogo a procedere perché i fatti non sussistono”. A ridare fiato alla vicenda sul finire degli anni Settanta sono un libro e un film. Il libro, scritto da Fulvio Bellini e Alessandro Previdi, è intitolato “L’assassinio di Enrico Mattei”. Il film è “Il caso Mattei” di Francesco Rosi.

    Contemporaneamente Italo Mattei, fratello di Enrico, chiede che venga istituita una commissione parlamentare di inchiesta. Sono troppi i dubbi sull’incidente e inoltre la scomparsa di Mattei ha fatto comodo a troppe persone, in Italia e all’estero, dal momento che i suoi rapporti con i paesi del terzo mondo produttori di petrolio avevano urtato il cartello petrolifero delle sette sorelle. La riapertura delle indagini viene chiesta anche da una campagna stampa del settimanale “Le ore della settimana” e da una serie di interrogazioni parlamentari. L’interesse attorno alla misteriosa fine del “re del petrolio italiano” riceve nuovo impulso dalle indagini sulla scomparsa del giornalista dell’ “Ora” di Palermo Mauro De Mauro, il 16 settembre 1970. Una delle piste seguita dall’inchiesta sulla fine di De Mauro ipotizza infatti che il giornalista palermitano sia stato sequestrato e ucciso per aver scoperto qualcosa di molto importante circa la morte del presidente dell’E.N.I.: De Mauro aveva infatti ricevuto dal regista Rosi l’incarico di collaborare alla preparazione della sceneggiatura del film “Il caso Mattei”, ricostruendo gli ultimi due giorni di vita trascorsi dal presidente dell’E.N.I. in Sicilia.

    L’indagine sulla scomparsa di De Mauro si conclude in un nulla di fatto, nonostante la richiesta di ulteriori investigazioni formulata dal GIP di Palermo ancora nel 1991. Il procedimento viene archiviato il 18 agosto 1992: De Mauro non poteva aver scoperto nulla di particolare intorno alla morte di Enrico Mattei, dal momento che la magistratura di Pavia aveva ritenuto del tutto accidentale la natura del disastro di Bascapè. Il 20 settembre 1994 il gip di Pavia autorizza la riapertura delle indagini nei confronti di ignoti. La riapertura era stata chiesta dalla procura pavese che, per competenza, aveva ricevuto dalla procura di Caltanisetta l’estratto delle dichiarazioni rese da un pentito di mafia. Il 5 novembre 1997 il pubblico ministero di Pavia Vincenzo Calia giunge a questa conclusione: “l’aereo, a bordo del quale viaggiavano Enrico Mattei, William Mc Hale e Inrneio Bertuzzi, venne dolosamente abbattuto nel cielo di Bascapè la sera del 27 ottobre 1962. Il mezzo utilizzato fu una limitata carica esplosiva, probabilmente innescata dal comando che abbassava il carrello e apriva i portelloni di chiusura dei loro alloggiamenti”. Di più non si riesce a scoprire e le domande rimangono. Enrico Mattei stava per spezzare la morsa costruita attorno a lui dal cartello petrolifero che escluse l’ENI dal mercato petrolifero internazionale, negandogli concessioni nei paesi produttori alla pari con le altre compagnie petrolifere. Mattei allora dichiarò guerra al sistema neocoloniale delle concessioni, offrendo ai paesi produttori un accordo rivoluzionario, il 75% dei profitti contro il 50% finora offerto dalle compagnie, e la qualificazione della forza lavoro locale. Il cartello reagì furiosamente, giungendo a rovesciare governi, come quello libico, che avevano accettato l’offerta e aperto all’ENI prospettive di grandi forniture. Nel 1962, quando si andava prospettando la soluzione della questione algerina, Mattei era riuscito ad aggirare il blocco.

    Sostenendo il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), Mattei aveva ipotecato un trattamento preferenziale verso l’ENI dal futuro governo. Si pensava allora che l’Algeria possedesse, al confine con la Libia , le più vaste riserve di petrolio inesplorate del mondo. Parallelamente a Mattei si mosse De Gaulle, che decise di riconoscere l’indipendenza algerina. Come contropartita, la compagnia petrolifera francese ottenne gli stessi privilegi dell’ENI. L’ingresso trionfale dell’ENI sul mercato petrolifero era quindi quasi assicurato.
    Non solo, l’Executive Intelligence Review, attraverso una ricostruzione minuziosa del caso Mattei, afferma che il presidente dell’Eni, alla fine, era riuscito ad aprire un dialogo con la Casa Bianca , nonostante la stampa internazionale avesse dipinto Mattei come un pericoloso sovversivo anti-americano. Mattei, per l’Eir, era riuscito a far capire alla nuova amministrazione Kennedy che tutto ciò che desiderava era essere trattato alla pari, che egli non ce l’aveva con l’America ma con i metodi coloniali applicati dalle “sette sorelle” del petrolio. L’amministrazione Kennedy accettò il dialogo e fece pressioni su una compagnia petrolifera, la Exxon , per concedere all’Eni dei diritti di sfruttamento. L’accordo sarebbe stato celebrato con la visita di Mattei a Washington, dove avrebbe incontrato Kennedy, e dal conferimento di una laurea honoris causa da parte di una prestigiosa università statunitense.

    Alla vigilia di quel viaggio, il 27 ottobre 1962, Mattei fu assassinato. Un anno dopo, fu ucciso Kennedy. In un rapporto confidenziale del Foreign Office del 19 luglio 1962, si leggeva che “il Matteismo” era “potenzialmente molto pericoloso per tutte le compagnie petrolifere che operano nell’ambito della libera concorrenza (...). Non è un’esagerazione asserire che il successo della politica ‘Matteista’ rappresenta la distruzione del sistema libero petrolifero in tutto il mondo”. E quindi Mattei andava eliminato, in un modo o nell’altro.

    Eufemia Giannetti

     
    www.disinformazione.it

    October 23

    23 ottobre 1915: CORRIDONI PRESENTE!!!

     
    FILIPPO CORRIDONI (Pausula 19/08/1887 - San Martino Del Carso 23/10/1915)

    Oggi, 23 ottobre, ricorre l'anniversario della morte di Filippo Corridoni, apostolo del sindacalismo rivoluzionario italiano, sulle montagne del Carso per ferita d'armo da fuoco. La morte eroica lo colse presso la Trincea delle Frasche, dove cade col viso rivolto verso gli Austriaci. La notizia della sua morte generò sentimenti contrapposti, dal giubilo dei socialisti pacifisti, dei suoi rivali politici e dei borghesi, alla disperazione dei suoi compagni sindacalisti, interventisti e nazionalisti. Il suo cadavere scomparì e non venne più trovato nonostante le ricerche. Gli venne in seguito conferita una medaglia d'argento al valor militare che Mussolini farà tramutare in oro nel 1925. Mi sembrava giusto ricordare un uomo coraggioso e un grande patriota il cui insegnamento sociale diede qualche anno dopo i suoi frutti e la cui lezione di vita rimane perennemente valida.
     
     
     

    Nella prima foto Corridoni indica la direzione della giustizia sociale. Direzione che sarà presto ripresa da Benito Mussolini, qui sopra (il secondo da sinistra) proprio con l'arcangelo del sindacalismo.


    PER IL LAVORO, PER LA PATRIA…

    Filippo Corridoni è uno di quei personaggi che ci sa rendere orgogliosi del nostro paese, come pochi altri. Sconosciuto ai più, la sua storia è diventata, sin dall’immediatezza della sua morte, un simbolo e d un esempio di vita per molti ragazzi e per molti lavoratori, che vedevano nelle allora nascenti idee del sindacalismo rivoluzionario una speranza ed una ragione di rivolta. Nei primi anni del secolo scorso, erano ancora molto forti le influenze di Georges Sorel, in tutti quegli ambienti del lavoro che rifiutavano l’idea sempre più assestata nell’area del socialismo ufficiale, della necessità di un partito socialista interno al sistema politico parlamentare, e di un sindacato confederale. L’idea sorelliana, al di là delle implicazioni teoretiche e della storica contrapposizione del mito vitalistico-rivoluzionario rispetto alla cosiddetta “utopia” marxista, sostanzialmente si basava su di un sindacalismo che prevedesse la difesa autonoma e diretta dei lavoratori, e il sovvertimento dello Stato borghese in uno Stato del Lavoro, senza alcuna mediazione di terzi. Tra il 1907 e il 1909, in pieno fermento operaio, si trova a Parma, dove guida, assieme al carismatico Alceste de Ambris, pesanti rivolte contadine, portando avanti uno dei più serrati e potenti scioperi del proletariato agrario. Proprio a Parma, concentrerà la sua più audace attività sindacale, intervenendo con acume e lucidità critica, sulle colonne de L’Internazionale, rivista della Camera del Lavoro sindacalista rivoluzionaria del capoluogo emiliano. Arrestato, fuggì a Lugano, per poi rientrare, dopo un’amnistia, nel 1910, nel modenese. Nel frattempo, collaborò con altre due riviste legate alla Camera del Lavoro e guidate da Edmondo Rossoni: Bandiera Proletaria e Bandiera del Popolo. La strada intrapresa dal Partito Socialista Italiano era chiara da tempo: un ingresso nella normalità democratica del Paese, tentando la via del riformismo. Corridoni non si arrese mai a questa prospettiva e perseguì anche a Milano, nel biennio 1910-1912, il suo tentativo di introdurre nel sindacato il metodo organizzativo basato sull'unità produttiva e sul ruolo qualificato dell'addetto: questo metodo, era il suo pensiero, avrebbe portato a nuovi tipi di relazioni industriali, ma nel contempo introdotto un principio interclassista dal punto di vista politico. Nel momento della scissione interna alla CGdL, che diede vita all’Unione Sindacale Italiana (USI), moltissimi seguaci del Sindacalismo Rivoluzionario tentarono l’approdo a questa nuova formazione, sperando in una ripresa forte del sindacalismo italiano di base. Quando l’Italia partì per l’impresa coloniale in Libia, Corridoni attaccò impietosamente la monarchia e il governo, mostrando una contrarietà molto tenace all’interventismo e al sistema borghese dell’Italia giolittiana. Questo malcontento ramificato all’interno delle masse lavoratrici, non sorprendeva più di tanto ormai, ma nessuno avrebbe mai potuto prefigurare, anche con la più espansa fantasia, la terribile Settimana Rossa. Si tratta del comizio antimilitarista convocato il 7 giugno (anniversario dello Statuto), per protestare contro le "Compagnie di disciplina", contro il militarismo, contro la guerra, e a favore di Augusto Masetti e Antonio Moroni, due militari di leva. Il primo, rinchiuso come pazzo nel manicomio criminale (aveva sparato al suo colonnello prima di partire per la guerra in Libia), e l'altro inviato in una Compagnia di Disciplina per le sue idee (era sindacalista rivoluzionario). Essendo quella del 7 giugno una giornata piovosa, si decise di procrastinare il comizio alle ore 18 alla "Villa Rossa" sede del partito repubbicano di Ancona. Alla presenza di circa 600 persone, repubblicani, anarchici e socialisti, parlano il segretario della Camera del Lavoro, Pietro Nenni, Errico Malatesta per gli anarchici e Marinelli per i giovani repubblicani. Dalla Villa si decise di muovere verso la vicina piazza Roma dove si stava tenendo un concerto della banda militare. La forza pubblica, volutamente distribuita su due ali in modo da bloccare l'accesso alla piazza e far defluire in fila indiana verso la periferia della città la folla, dopo aver avvisato i manifestanti con ripetuti squilli di tromba, iniziò a picchiare indiscriminatamente anche donne e bambini, mentre dai tetti e dalle finestre delle case furono lanciati pietre e mattoni. Alcuni colpi di pistola vennero esplosi, probabilmente da una guardia, ed i carabinieri, credendoli (secondo la loro versione) partiti dalla folla, aprirono il fuoco: spararono circa 70 colpi. Tre dimostranti furono uccisi: Antonio Casaccia di 24 anni, Nello Budini di 17 anni, repubblicani, morirono all'ospedale e l'anarchico Attilio Gianbrignoni di 22 anni morì sul colpo. Vi furono anche cinque feriti tra la folla e diciassette tra i carabinieri. Il clima fu pesantissimo per settimane, e Corridoni venne efferatamente attaccato dalle colonne del Corriere della Sera, e additato quale agitatore di conflitti e scontri di piazza. Questo episodio segnò indissolubilmente la vita di Corridoni, che maturò sempre più posizioni sindacaliste rivolte all’interventismo. I suoi rapporti con Mussolini, all’epoca direttore dell’Avanti, furono sempre abbastanza gradevoli, ma divennero persino saldi e decisi, allorquando, l’ala interventista, interna al PSI, capeggiata dal futuro artefice del fascismo, raccolse molti consensi all’interno degli ambienti socialisti e sindacalisti e riunì le varie sigle sotto il nome dei Fasci d’Azione Rivoluzionaria. Corridoni riteneva che la sconfitta delle nazioni reazionarie e plutocratiche potesse in qualche modo favorire la posizione sociale dell’Italia, a partire anzitutto dal miglioramento delle classi operaie, sempre più schiacciate verso sé stesse, tanto internamente (Stato, Monarchia, padronato) quanto esternamente (imperi coloniali, reti creditizie). Partito volontario, ma minato dalla tisi, che lo affliggeva da anni, fu assegnato ai servizi di retrovia; ciononostante insisté per essere inviato al fronte: ci riuscì e partecipò ai combattimenti sul Carso, dove trovò la morte per ferita d'arma da fuoco in seguito a un assalto alla trincea austriaca. Risultò così profetica la sua affermazione eroica: "Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora!". Venne insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, convertita in una Medaglia d’Oro nel 1925 per volere di Benito Mussolini.

    «Soldato volontario e patriota instancabile, col braccio e la parola tutto se stesso diede alla Patria con entusiasmo indomabile. Fervente interventista per la grande guerra, anelante alla vittoria, seppe diffondere la sua tenace fede fra tutti i compagni, sempre di esempio per coraggio e valore. In testa alla propria compagnia, al canto di inni patriottici, muoveva fra i primi e con sereno ardimento all’attacco di difficilissima posizione e tra i primi l’occupava. Ritto, con suprema audacia sulla conquistata trincea, al grido di “Vittoria! Viva l'Italia!” incitava i compagni che lo seguivano a raggiungere la meta, finché cadeva fulminato da piombo nemico.»
    Trincea delle Frasche (Carso), 23 ottobre 1915



    Associazione Culturale TYR Perugia
    On line su: www.controventopg.splinder.com

     
     

    "Io rimarrò sempre il Don Chisciotte del sovversivismo; ma un Hidalgo senza ingengno, pieno soltanto di fede. Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto, ma - se potrò - cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora"

    (Filippo Corridoni, ottobre 1915)